Ho l'impressione che si stia vivendo la fase "di ritorno" rispetto a quella degli anni 50-60, e non si tratta di un semplice "riflusso culturale" (quello lo abbiamo vissuto negli anni '80, quando l'insostenibile Roberto D'Agostino sproloquiava dei "perduranti guasti del '68), ma di una vera e propria fase storica che si chiude e di un'altra che si apre. Mi spiego meglio: negli anni '50-'60 la crescita economica, più o meno come quella attuale della Cina, permetteva a chiunque o quasi di poter elevare in modo impensabile il proprio tenore di vita :comprarsi la casa, far studiare i figli, di elevare il proprio tenore di vita materiale e culturale.
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domenica 26 febbraio 2012
Fermi tutti. Si torna indietro.
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venerdì 16 settembre 2011
La Cina è vicinissima
Forse mi sbaglio ma ho l'impressione che con questa storia della crisi economica mondiale ci stiano raccontando un mucchio di balle per nascondere il declino irreversibile dell'egemonia statunitense sul mondo. La crisi infatti non è affatto mondiale, ma riguarda solo l'occidente. I paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in crisi non lo sono affatto, anzi. La crisi, quindi, non riguarda né tutto il mondo né il sistema capitalistico in toto (infatti almeno quattro paesi BRICS su cinque sono senza ombra di dubbio paesi ad economia capitalistica, sulla Cina si potrebbe invece discutere a lungo). La crisi riguarda alcuni paesi, anche importanti, per carità, ad economia capitalistica. Non riguarda, almeno nelle dimensioni che riguarda noi, i paesi BRICS. In fondo al post alcuni dati sulla crescita di alcuni paesi occidentali e dei paesi BRICS.
mercoledì 2 marzo 2011
Riprovare a volare/2
''Dopo la bella vittoria ottenuta alle primarie, Piero Fassino deve raccogliere il meglio di quanto si espresso nella partecipazione al voto, sopratutto guardando al lavoro e ai giovani, e rappresentarlo nel programma e nella coalizione che dovra' battere il centro destra all'appuntamento elettorale di maggio''. Con queste parole Giorgio Airaudo, responsabile auto della FIOM, ha commentato la vittoria di Fassino alle primarie torinesi. Nulla di strano se, durante la vertenza Mirafiori l'ex segretario PD non avesse esplicitamente dato il suo sostegno alla linea Marchionne e se Airaudo non fosse stato l'uomo simbolo dell'opposizione della Fiom e dei lavoratori a quella linea. E poi, dopo il voto a Mirafiori, se lo stesso Giorgio Airaudo non fosse stato reclamato a gran voce, dalla sinistra anti-Marchionne, quale candidato alle primarie per la scelta del candidato di centrosinistra nella città della Mole.
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martedì 7 dicembre 2010
Comunicato stampa della FDS di Pistoia sulla situazione della MAS
La decisione del curatore fallimentare di non chiedere un ulteriore periodo di cassa integrazione in deroga e di procedere ai licenziamenti dei circa cento dipendenti tuttora in forza alla Mas è di una gravità inaudita, perché aggrava pesantemente le difficoltà occupazionali del nostro territorio senza alcun motivo accettabile.
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lunedì 29 novembre 2010
Canton Varese, bundesland Padania e Quarto Reich...
Qualche mese fa un oscuro parlamentare svizzero di centro-destra chiamato Dominique Baettig, salì all'onore delle cronache in almeno quattro stati europei (Francia, Italia, Austria e Germania) per una proposta assai singolare: la Svizzera dovrebbe annettersi alcune zone confinanti: le nostre province di Bolzano, Como, Varese e Aosta, il Voralberg austriaco, il Giura, la Savoia e l'Alsazia francese, il Baden-Wuetternberg tedesco. Fa un po' ridere l'idea della pacifica e ricca svizzera che lascia per un attimo da parte la cura dei propri interessi e la propria secolare neutralità per muovere una guerra vincente a tutti i propri confinanti. Eppure i sondaggi effettuati nelle zone interessate hanno dato risultati sorprendenti: ovunque la maggioranza dei cittadini avrebbe accolto con favore una eventuale annessione alla Svizzera. Tanto che, alla fine Baettig, più che lanciare una provocazione sembra avere svelato un disagio profondo che caratterizza le regioni di frontiera vicine alla Svizzera. Disagio dovuto al centralismo dei governi nazionali, alle "ingerenze" della UE nell'economia dei singoli stati (le quote latte sono un buon esempio), alle "zavorre" che i territori annettendi ritengono di dover sopportare (il Mezzogiorno e la ex Germania Est in particolare). Disagi nei confronti dei quali il modello confederale svizzero sembra una risposta auspicabile. Auspicabile e improbabile, visto l'esito che avrebbe una guerra fra la svizzera e i suoi vicini e considerato il fatto che forse non converrebbe neppure alla Svizzera di mettersi in casa un grande "Mezzogiorno" (perché le benestanti Como e Varese, ma anche il Baden-Wuetternberg, a confronto con i ricchi cantoni elvetici diventerebbero "aree depresse", da "gabbie salariali!) che avrebbe il doppio dei suoi abitanti attuali... il giorno dopo comincerebbero le spinte indipendentistiche della Svizzera storica, soffocata dal fardello costituito dai nuovi "cantoni".
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venerdì 11 giugno 2010
"Gli operai con gli studenti"
"Capitalisti, state attenti... gli operai con gli studenti!" recitava un vecchio slogan del '68. Nella sua semplicità questo slogan indica la forza dirompente che può avere la creazione di un legame solidaristico fra due gruppi sociali, due generazioni. Due gruppi sociali e due generazioni oggi sotto pesante attacco da parte delle politiche antipopolari del governo Berlusconi. Due gruppi sociali e due generazioni, quindi da cui ripartire. Dovremmo cercare, come Federazione della Sinistra, di riconnettere le lotte degli studenti in difesa della scuola pubblica e di una prospettiva di vita che non sia solo precariato con le lotte dei lavoratori. Tutti: sia quelli che lottano per la difesa del loro posto di lavoro, sia quelli che l'hanno perso a causa della crisi, ma anche di quei dipendenti pubblici che si sentono sbeffeggiati da un Presidente del Consiglio che ne blocca i contratti come misura per fare cassa mentre acquista uno yacht di 37 metri al figlio per la modica cifra di 18 milioni di euro. Unire lavoratori e studenti per creare massa critica da spendere nelle lotte che ci dovranno vedere impegnati nei prossimi mesi (nell'autunno, ma anche prima) contro il governo Berlusconi, ma non solo: nei mesi scorsi siamo riusciti (almeno nel nostro territorio), a ricostruire una interlocuzione col mondo del lavoro, a partire dalle realtà industriali colpite dalla crisi. Dopo anni siamo tornati ad essere interlocutori degni di ascolto da parte di molti lavoratori. Perché abbiamo ascoltato, abbiamo dimostrato il nostro impegno ed interessamento non solo a parole, abbiamo dato tangibili segnali di solidarietà. E soprattutto il nostro interessamento non è stato limitato al periodo elettorale. Per questo siamo riusciti a ri-comnnetterci con la nostra classe di riferimento (triste che ce ne sia stato bisogno, ma tant'è...) nonostante non potessimo offrire nessun personaggio influente a Roma che potesse occuparsi della questione.
La stessa cosa è avvenuta per quanto riguarda il mondo studentesco grazie ai "nuovi " Giovani Comunisti, che qualche mese fa riuscirono a coinvolgere un'affollatissima assemblea della CGIL nell'intonare "Bandiera Rossa".
Abbiamo lavorato, credo, abbastanza bene. Ora si tratta di fare un salto di qualità: abbiamo ricoinquistato capacità di farci ascoltare da studenti e lavoratori. Ora occorre dare loro una prospettiva politica. Far capire che la sinistra comunista esiste ancora e ancora è al loro fianco. Mettendo in chiaro che la solidarietà fa piacere ma non riempie la pancia, mentre le proposte politiche possono risolvere qualche problema concretamente. E noi da questo punto di vista abbiamo fatto (ad esempio la proposta di legge regionale sul lavoro). Altri invece avranno da spiegare qualche contraddizione: ad esempio cosa pensano, appunto, della nostra proposta di legge, oppure come mai si sono astenuti sul nostro ordine del giorno in Regione Toscana contro la soppressione dell'ISPESL (nel caso concreto mi riferisco all'Italia dei Valori), mentre a livello nazionale i loro parlamentari hanno avuto un atteggiamento diverso.
Ragioniamo di questo: del lavoro, dell'attacco del padronato e del governo ai diritti del lavoro (l'attacco all'articolo 18, ma anche l'attacco ai diritti sindacali di Marchionne e della Fiat, sotto ricatto di delocalizzare), della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Fiom relativa alla democrazia sindacale. Parliamo di una scuola pubblica di qualità, parliamo di ricerca come volano per uscire dalla crisi.
Parliamo di tutto questo, uscendo dalle nostre stanze e parlando ai lavoratori e agli studenti, smettendola per un attimo di discutere attorno al nostro ombelico, se si debba in assoluto uscire o stare nelle coalizioni di centrosinistra, se si debba costituire un unico partito comunista o unire tutta la sinistra. Parliamo di questo, torniamo a fare politica. Forse tornerà anche il consenso.
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