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lunedì 21 marzo 2011

Un'altra "guerra umanitaria"

Cpio-incollo una mail di Stefano Cristiano (segretario regionale di Rifondazione) alla mailing-list di Rifondazione comunista della Toscana sulla guerra in Libia: 

1861-2011: 150° anniversario dell’Unità d’Italia

1871-2011: 140° anniversario della Comune di Parigi

1911-2011 l’Italia festeggia il centenario di un’altra grande ricorrenza storica: LA GUERRA DI LIBIA, e lo fa in grande stile partecipando all’ennesima “coalizione dei volenterosi” contro il criminale Gheddafi.

venerdì 11 febbraio 2011

La capacità di indignazione e il senso della vergogna

30 Aprile 1993: Bettino Craxi, all'uscita dall'Hotel Raphael, sua abituale dimora romana, viene accolto da una folla che lo bersaglia di slogan e monetine, una folla indignata dagli scandali di Tangentopoli che riguardano il segretario del PSI, già capo del governo e da qualche decennio uno degli "uomini forti" della Repubblica italiana. Ricordo le sensazioni di quei giorni: tutti pensavamo che una vecchia classe politica corrotta fosse definitivamente al tramonto e che si sarebbe aperta una nuova pagina nella storia nazionale. In un certo senso così è stato.

giovedì 27 gennaio 2011

Riflessioni sul "Giorno della Memoria"

Di seguito riporto una rielaborazione (con l'eliminazione di qualche ridondanza "retorica" e con qualche riflessione in più) dell'intervento che ho tenuto in occasione della consegna delle Medaglie d'Onore a due cittadini della Provincia di pistoia internati nei lager nazisti:

Il 27 gennaio 1945 veniva liberato, ad opera dell’Armata Rossa, il campo di sterminio di Auschwitz. Oggi, a distanza di 66 anni,si ricorda una immane tragedia del passato per tentare di evitare nuove tragedie simili.

Credo che per commemorare seriamente le vittime della bestia nazifascista occorrano due sguardi: uno rivolto al passato ed uno rivolto al presente e al futuro. E' necessario il doveroso omaggio alle vittime della disumanità nazifascista, è necessaria una analisi ed un bilancio storico e politico di quelle tragiche vicende, ma è al pari necessario imparare a riconoscere, e a combattere, i semi e le manifestazioni dell'odio, della violenza, della disumanità che ancora infettano il mondo.

venerdì 2 luglio 2010

Africa: dopo il mondiale restano le tragedie


Il mondiale sudafricano si avvia verso la conclusione. Ritengo che sia stato importante la disputa del torneo di calcio più importante del mondo in una nazione africana e soprattutto in quella nazione africana che solo pochi lustri fa era caratterizzata da un sistema politico e sociale basato sull'apartheid e che oggi rappresenta un esempio di democrazia multietnica (almeno dal punto di vista politico, dal punto di vista sociale ed economico ne siamo ben lungi). E tutti abbiamo bene impressa in mente l'immagine di quel vecchio uomo di colore, segnato da decenni di carcere ai tempi della dittatura dei bianchi, che il 15 maggio 2004, al momento dell'assegnazione del mondiale 2010 al Sudafrica, la sua nazione, si precipita ad abbracciare la coppa del mondo felice come un bambino. Tutti abbiamo in mente il sorriso di Nelson Mandela che abbracciava il trofeo più ambito e ci è sembrato (o almeno a me è sembrato), che questo potesse essere l'emblema del riscatto di quel continente immenso, bellissimo, tragico e dimenticato che si chiama Africa. Quel continente che quando lo vedi per la prima volta ti rendi conto che fino al giorno prima non sapevi nulla di come funziona il mondo. Quel continente che ti si installa nell'anima e non ti lascia.
Ma al di là delle vuvuzelas, di waka waka, dei bafana bafana; al di là de fatto se le "stelle nere d'Africa", il Ghana, vinceranno o no, mi pare che questo mondiale (e non poteva essere altrimenti, forse) abbia solo contribuito a dare una verniciata al continente, coprendolo con una bella patina di colore vivace e sgargiante come gli abiti tradizionali africani. Tra poco il caravanserraglio della FIFA lascerà quel lembo d'Africa e l'Africa resterà sola di nuovo con le sue tragedie, senza che la coscenza dell'opinione pubblica mondiale abbia fatto passi in avanti su questi temi, senza che qualche capo di governo occidentale abbia (ri-)proposto la cancellazione del debito e (soprattutto) un nuovo sistema di rapporti intenazionali che impedisca la generazione di questo debito (altrimenti il giorno dopo la cancellazione del debito ci sarà nuovo debito).
Il 12 luglio l'Africa sarà quindi di nuovo sola con le sue tragedie: 35 milioni di persone che soffrono la fame; oltre 6 milioni di sfollati interni ( che vivono in baraccopoli fatiscenti) ed altri milioni di persone costrette ad abbandonare la loro terra d'origine per sfuggire alle guerre e alla povertà; bambini di sette anni rapiti dai signori della guerra, costretti ad uccidere e a praticare il cannibalismo nei confronti dei "nemici"; 2 milioni di bambini sotto i cinque anni morti ogni anno a causa della malaria; 250 milioni di persone che fanno i conti con la mancanza di acqua (che noi, allegramente pensiamo a privatizzare... incoscenti!!!); l'AIDS che in alcune zone infetta oltre il 30% della popolazione, mentre qualcuno ancora va in Africa a parlare del condom come strumento demoniaco; elites che vivono nel lusso mentre la gran parte degli uomini e delle donne di quel continente vive nella miseria e nell'ignoranza.
Spero di sbagliarmi, ma sono quasi convinto che sarà così. Che il 12 luglio ci saremo di nuovo dimenticati dell'Africa (dei cui drammi comunque nessuno sta parlando in questi giorni...), che ce ne ricoderemo solo per cercare un resort per le nostre vacanze, oppure quando vedremo alla Tv un bel documentario sul Serengeti o sul Kilimangiaro. O peggio per un po' di carità pelosa, per sentirci in pace con noi stessi. Magari acquistando un CD benefico di Bob Geldof, bravo artista specializzato nel trovare risposte semplicistiche a problemi molto complessi (tipo la coltivazione di biocarburante in un continente dove si muore di fame!), oppure lasciando la monetina del carrello al supermercato al vu' cumprà che viene ad aiutarci a caricare la spesa in macchina.