L'intervista di Bersani alla Padania e quella di Vendola al Corriere della Sera rilanciano con forza il tema del "CLN per cacciare Berlusconi". Il segretario del PD porge un ramoscello d'ulivo alla Lega, riconoscendo a questa forza politica di non essere razzista e proponendole di "fare il federalismo con il PD"; il presidente della Puglia, alla domanda se per cacciare Berlusconi sarebbe disposto ad aprire a Fini risponde "Mettiamoci tutti insieme per dare vita ad un'alleanza che si prefigge di andare al governo per fare tre cose: la riforma elettorale, la legge sul conflitto d'interesse, la riforma del sistema radiotelevisivo e d'informazione. Esauriti questi compiti si torna alle elezioni". Voglio sorvolare sulla qualificazione della Lega Nord come "partito non razzista" (ricordo i cori antinapoletani di Matteo Salvini, o l'invito ad eliminare i bambini DEI zingari fatto dal sindaco di fatto di Treviso Giancarlo Gentilini), non è questo di cui voglio parlare (anche se da parlare ci sarebbe, e molto). Quello che mi interessa rilevare è questa doppia offensiva da sinistra verso destra per la costruzione di un unico ampio fronte antiberlusconiano. Tutti insieme appassionatamente, dunque, in una riedizione quindi del Comitato di Liberazione Nazionale, che difatti univa Badoglio, De Gasperi, Togliatti, Parri, Nenni eccetera. Per cacciare il tiranno, fare quelle "due o tre riformette necessarie" (ammesso che il federalismo sia classificabile come "riformetta") e poi ognuno per la sua strada. Proposta che può avere una sua razionalità e visto che ha funzionato una volta... perché non riprovarci?
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mercoledì 16 febbraio 2011
La Santa Alleanza e il CLN "de' noantri"
L'intervista di Bersani alla Padania e quella di Vendola al Corriere della Sera rilanciano con forza il tema del "CLN per cacciare Berlusconi". Il segretario del PD porge un ramoscello d'ulivo alla Lega, riconoscendo a questa forza politica di non essere razzista e proponendole di "fare il federalismo con il PD"; il presidente della Puglia, alla domanda se per cacciare Berlusconi sarebbe disposto ad aprire a Fini risponde "Mettiamoci tutti insieme per dare vita ad un'alleanza che si prefigge di andare al governo per fare tre cose: la riforma elettorale, la legge sul conflitto d'interesse, la riforma del sistema radiotelevisivo e d'informazione. Esauriti questi compiti si torna alle elezioni". Voglio sorvolare sulla qualificazione della Lega Nord come "partito non razzista" (ricordo i cori antinapoletani di Matteo Salvini, o l'invito ad eliminare i bambini DEI zingari fatto dal sindaco di fatto di Treviso Giancarlo Gentilini), non è questo di cui voglio parlare (anche se da parlare ci sarebbe, e molto). Quello che mi interessa rilevare è questa doppia offensiva da sinistra verso destra per la costruzione di un unico ampio fronte antiberlusconiano. Tutti insieme appassionatamente, dunque, in una riedizione quindi del Comitato di Liberazione Nazionale, che difatti univa Badoglio, De Gasperi, Togliatti, Parri, Nenni eccetera. Per cacciare il tiranno, fare quelle "due o tre riformette necessarie" (ammesso che il federalismo sia classificabile come "riformetta") e poi ognuno per la sua strada. Proposta che può avere una sua razionalità e visto che ha funzionato una volta... perché non riprovarci?
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lunedì 29 novembre 2010
Canton Varese, bundesland Padania e Quarto Reich...
Qualche mese fa un oscuro parlamentare svizzero di centro-destra chiamato Dominique Baettig, salì all'onore delle cronache in almeno quattro stati europei (Francia, Italia, Austria e Germania) per una proposta assai singolare: la Svizzera dovrebbe annettersi alcune zone confinanti: le nostre province di Bolzano, Como, Varese e Aosta, il Voralberg austriaco, il Giura, la Savoia e l'Alsazia francese, il Baden-Wuetternberg tedesco. Fa un po' ridere l'idea della pacifica e ricca svizzera che lascia per un attimo da parte la cura dei propri interessi e la propria secolare neutralità per muovere una guerra vincente a tutti i propri confinanti. Eppure i sondaggi effettuati nelle zone interessate hanno dato risultati sorprendenti: ovunque la maggioranza dei cittadini avrebbe accolto con favore una eventuale annessione alla Svizzera. Tanto che, alla fine Baettig, più che lanciare una provocazione sembra avere svelato un disagio profondo che caratterizza le regioni di frontiera vicine alla Svizzera. Disagio dovuto al centralismo dei governi nazionali, alle "ingerenze" della UE nell'economia dei singoli stati (le quote latte sono un buon esempio), alle "zavorre" che i territori annettendi ritengono di dover sopportare (il Mezzogiorno e la ex Germania Est in particolare). Disagi nei confronti dei quali il modello confederale svizzero sembra una risposta auspicabile. Auspicabile e improbabile, visto l'esito che avrebbe una guerra fra la svizzera e i suoi vicini e considerato il fatto che forse non converrebbe neppure alla Svizzera di mettersi in casa un grande "Mezzogiorno" (perché le benestanti Como e Varese, ma anche il Baden-Wuetternberg, a confronto con i ricchi cantoni elvetici diventerebbero "aree depresse", da "gabbie salariali!) che avrebbe il doppio dei suoi abitanti attuali... il giorno dopo comincerebbero le spinte indipendentistiche della Svizzera storica, soffocata dal fardello costituito dai nuovi "cantoni".
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lunedì 21 giugno 2010
Pontida e la tigre di carta
Ieri, 20 giugno 2010, sotto una pioggia battente che non è stata sufficiente a raffreddare i bollenti animi dei secessionisti padani, si è tenuta l'ennesima kermesse leghista a Pontida. Abbandonati i riti pagani pseudo-celtici dell'ampolla con l'acqua del Po (poco redditizi dal punto di vista elettorale e poco conciliabili con le grandi battaglie civili leghiste, vedi il crocifisso nelle scuole o l'opposizione alla costruzione di moschee, anche se i fedeli islamici se le pagano fino all'ultimo centesimo), rimane il farsesco secessionismo parolaio e buzzurro di Bossi & co.
Calderoli è il primo a parlare di secessione "Se non ci sarà il federalismo ci potrà essere solo la secessione"; Bossi rilancia: "Quanti uomini ci sono che, se venisse il momento potrebbero battersi? Secondo me qualche milione", aggiungendo subito che, però, lui è per la via pacifica, bontà sua. Niente di nuovo, siamo abituati al folklore dei leghisti. Parole in libertà, fra un cappello da vichingo e un tizio travestito da indiano. Se non fosse che la Lega è un partito di governo e che i due signori sunnominati sono ministri della Repubblica Italiana, con ufficio in quel di Roma ladrona.
Ora: è normale che un ministro della Repubblica invochi la secessione e che un altro ministro della Repubblica minacci che "se venisse il momento" c'è qualche milione di uomini pronti a battersi per l'indipendenza della cosiddetta "Padania"?
A prescindere dal fatto che non credo che dietro a queste minacce ci possa essere qualcosa di concreto: ve li immaginate tutti i "cumenda" brianzoli o i piccoli imprenditori del nord-est, lasciare la fabbrichetta ed imbracciare il fucile per la libertà della Padania? Lasciando magari la commessa appena conquistata grazie alla quale si possono finire di pagare le rate del mutuo della villetta costruita accanto al capannone. Non scherziamo! Abbiamo ancora bene in mente la farsa dell'attacco al campanile di San Marco con una motozappa travestita da blindato!
Si tratta solo, secondo me, di un tentativo di mantenere credibilità sul fronte della sempre promessa e (ovviamente) mai raggiunta secessione, caricata del significato di "soluzione a tutti problemi" (dalle tasse alla delinquenza), da parte di un gruppo dirigente spaccone che si è ben accomodato sui comodi scranni di "Roma ladrona" e che negli ultimi 16 anni è stata al governo o ha fatto parte di maggioranze di governo per 10 anni, senza fare passi apprezzabili non solo verso la mitologica "secessione", ma neppure verso il più terreno "federalismo", veste accettabile dell'egoismo odioso espresso dal blocco sociale ed elettorale leghista. "Federalismo" che, peraltro, è assai mal conciliabile con la politica di tagli agli enti locali del governo Berlusconi, contro la quale ha alzato la cresta anche un fedelissimo come Roberto Formigoni. Non è un caso se ieri, a Pontida, i sindaci leghisti hanno disertato l'iniziativa, a partire dal sindaco di Varese, Attilio Fontana, che non ha i soldi per mettere a norma lo stadio cittadino, ora che il Varese è tornato in serie B e che dovrà, presumibilmente giocare le partite in un'altra città. Una stupidaggine, certo, ma dall'altissimo valore simbolico. Per non parlare del fatto che, nonostante la promessa dei neo-governatori leghisti di euro sonanti alle aziende che non delocalizzano (unica ricetta anticrisi cha ha in mente la Lega), aziende come la Bialetti se ne sono già andate ed altre (come la Merloni) minacciano di farlo.
Certo, tutto ciò non fa la lega meno pericolosa, dal punto di vista dell'odio razziale che esprime, delle politiche iperliberiste che sostiene, dell'egoismo della sua base sociale. Ma si tratta di capire che, per citare Mao tze Tung, la Lega altro non è che una "tigre di carta". Continuerà a ruggire fino a che riuscirà a mascherare la sua inconcludenza dal punto di vista politico con le sue ormai datate ma sempre buone parole d'ordine sulla secessione, su "Roma ladrona", sul lavoro che lo portano via gli immigrati e, magari, anche sui meridionali che puzzano (come potrebbe spiegarci l'europarlamentare Matteo Salvini). Quando finalmente tutta l'inconsistenza di Bossi e i suoi seguaci (al pari di quella famosa motozzappa travestita da blindato, ottima metafora della Lega Nord) e la loro essenza parolaia verranno fuori allora una risata li seppellirà. Speriamo che nel frattempo non abbiano fatto troppi danni.
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