La moderna economia è ancora compatibile con la democrazia? Mi sono posto questa domanda per la prima volta a metà degli anni '90. Mi trovavo nei locali della facoltà di scienze politiche del'Università di Firenze e avevo in mano un volantino appena ricevuto da un militante dell'allora Sinistra Giovanile. Massimo D'Alema aveva appena pubblicamente invitato Romano Prodi a divenire il candidato del Centro-sinistra alla guida del governo in vista delle prossime elezioni. Una frase mi fece arrabbiare: si diceva che soprattutto Prodi piaceva "ai mercati, che, come si sa, votano ogni giorno". Mi fece arrabbiare perché ritenevo che un presidente del consiglio dovrebbe prima di tutto piacere agli elettori e non ai mercati. Tuttavia avvertivo in quella formulazione un che di ineluttabile.
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giovedì 3 novembre 2011
Economia vs Democrazia?
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mercoledì 13 luglio 2011
E noi, faremo come l'Islanda?
"E noi faremo come la Russia" era un verso della canzone di lotta "Le otto ore". Scritta in un epoca in cui quel grande e freddo paese rappresentava un esempio per le masse lavoratrici di tutto il mondo. Oggi, cambiati i tempi, dobbiamo accontentarci dell'esempio che viene da un paese ancora più freddo e anche molto più piccolo: L'Islanda, con i suoi 310mila abitanti (poco più della provincia di Pistoia) su 100mila chilometri quadrati (un terzo dell'Italia). Non so se ciò che è sucesso in Islanda possa essere definita una rivoluzione, certo è che i media hanno operato, nei confronti delle notizie che provengono da quel Paese, una scientifica censura. Eppure non è che gli avvenimenti di Reykjavik, fatte le debite proporzioni, siano stati meno dirompenti di quelli del Cairo o di Tunisi. Anzi!
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domenica 22 maggio 2011
La plutocrazia delle "Pettegole Globali"
L'agenzia Standard & Poor's ha tagliato l'outlook sul rating della Repubblica italiana da stabile a negativo, confermando il rating a lungo termine «A+ » e a breve termine «A/1+» sul debito sovrano. L'ondata delle "retrocessioni" che aveva già colpito Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (con le conseguenze in termini di politica economica e sociale che abbiamo visto), investe ora anche l'Italia. Come sempre avviene in questi casi il governo italiano si è affrettato a criticare la decisione, affermando che l'Italia rispetterà gli impegni con gli investitori e che l'elemento di maggior criticità rilevato da S&P's, la possibile paralisi politica, è da escludere "in modo assoluto"
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lunedì 29 novembre 2010
Canton Varese, bundesland Padania e Quarto Reich...
Qualche mese fa un oscuro parlamentare svizzero di centro-destra chiamato Dominique Baettig, salì all'onore delle cronache in almeno quattro stati europei (Francia, Italia, Austria e Germania) per una proposta assai singolare: la Svizzera dovrebbe annettersi alcune zone confinanti: le nostre province di Bolzano, Como, Varese e Aosta, il Voralberg austriaco, il Giura, la Savoia e l'Alsazia francese, il Baden-Wuetternberg tedesco. Fa un po' ridere l'idea della pacifica e ricca svizzera che lascia per un attimo da parte la cura dei propri interessi e la propria secolare neutralità per muovere una guerra vincente a tutti i propri confinanti. Eppure i sondaggi effettuati nelle zone interessate hanno dato risultati sorprendenti: ovunque la maggioranza dei cittadini avrebbe accolto con favore una eventuale annessione alla Svizzera. Tanto che, alla fine Baettig, più che lanciare una provocazione sembra avere svelato un disagio profondo che caratterizza le regioni di frontiera vicine alla Svizzera. Disagio dovuto al centralismo dei governi nazionali, alle "ingerenze" della UE nell'economia dei singoli stati (le quote latte sono un buon esempio), alle "zavorre" che i territori annettendi ritengono di dover sopportare (il Mezzogiorno e la ex Germania Est in particolare). Disagi nei confronti dei quali il modello confederale svizzero sembra una risposta auspicabile. Auspicabile e improbabile, visto l'esito che avrebbe una guerra fra la svizzera e i suoi vicini e considerato il fatto che forse non converrebbe neppure alla Svizzera di mettersi in casa un grande "Mezzogiorno" (perché le benestanti Como e Varese, ma anche il Baden-Wuetternberg, a confronto con i ricchi cantoni elvetici diventerebbero "aree depresse", da "gabbie salariali!) che avrebbe il doppio dei suoi abitanti attuali... il giorno dopo comincerebbero le spinte indipendentistiche della Svizzera storica, soffocata dal fardello costituito dai nuovi "cantoni".
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