Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post

giovedì 9 ottobre 2014

Tre riflessioni per riprendere il filo

Riprendo la pubblicazione di post su questo blog dopo circa un anno e mezzo che, per vari motivi non mi facevo più sentire. Tanto ci sarebbe da dire e scrivere. Per non tediare troppo gli sparuti lettori mi limiterò a tre piccole riflessioni, scaturite da fatti di questi giorni.

PRIMA RIFLESSIONE
Dopo una movimentata riunione della direzione del PD il Presidente del Consiglio-Segretario del PD dichiara di aver "spianato" la minoranza interna colpevole di nutrire qualche riserva sul Job Act e in particolare sull'eliminazione delle tutele dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. 
"Spianare" a me pare una parola orrenda. Degna di un linguaggio da nazisti. Spianare il dissenso per poi dialogare con i "sopravvissuti", adeguatamente ricondotti alla ragione. Se il PD renziano prefigura l'Italia renziana ci dobbiamo aspettare un sistema dove le minoranze saranno tollerate solo in quanto disponibili a coprirsi il capo di cenere e a cedere su tutto, chiedendo scusa di esistere. Altrimenti verranno "spianate". Oddio, forse non è il caso di allarmarsi troppo. Del resto come non ricordare che Renzi, in gioventù, ai tempi degli scout e prima di fare il concorrente nei quiz nazional-popolari di Mike Bongiorno veniva chiamato "il Bomba", che indicava una certa propensione alle fanfaronate? Ed infatti, solo pochi mesi fa il nostro sosteneva di voler "asfaltare" Berlusconi, cosa che si è guardato bene dal fare. Anzi, ci cambia la costituzione assieme.

martedì 6 luglio 2010

Intervento alla presentazione del libro "Memorie comuniste" di Renzo Bardelli


“Memorie comuniste”, ultima fatica editoriale di Renzo Bardelli è un libro ambivalente: da una parte una critica ferrea e spietata (che talvolta mi pare sfociare nel livore e nel risentimento, quindi difettando di “lucidità” dell’analisi) all’esperienza del cosiddetto “socialismo reale”, del PCI (specie di quello pistoiese), di tutto il movimento comunista internazionale del XX secolo. Dall’altra il riconoscimento del grande afflato ideale che ha animato la vicenda di quel partito.

Comprendo questa “ambivalenza”, perché dalle pagine di questo libro traspare la grande “passione” di Bardelli per il Partito Comunista Italiano. E come tutte le grandi passioni, quella di Bardelli per il suo vecchio partito, è un complesso di sentimenti anche contraddittori fra loro. Come i grandi amori che contengono sempre una stilla d’odio; come l’odio più intransigente, che contiene sempre un po’ di ammirazione. Questo mi pare essere stato il PCI per Renzo Bardelli. Il grande partito di popolo che lo accoglie, ne fa un dirigente ed un amministratore stimato, ma che dispensa grandi delusioni, affronti tutti politici, certo, ma che assumono una coloritura “personale”. Il grande partito che dà l’opportunità di conoscere il mondo (si vedano i viaggi in Grecia, Jugoslavia, Russia eccetera che Bardelli fa grazie al PCI), di conoscere persone dalle quali imparare, ma che fa anche piangere, e non metaforicamente.