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venerdì 11 novembre 2011

Invece si può

‎"In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili."
Mario Monti, Corriere della Sera, 2 gennaio 2011

martedì 14 giugno 2011

Amministrative e referendum: a che punto siamo...

Le ultime due tornate elettorali, elezioni amministrative in vari comuni e province italiane e i 4 referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento, hanno ridisegnato lo scenario politico italiano. Dopo le lelezoioni amministrative ho avuto una sensazione da "dopo Stalingrado": nonostante i sondaggi tarocchi la Federazione della Sinistra, i comunisti, ci sono ancora e sono probabilmente anche in, seppur leggera, ripresa. Non è poco, considerando l'oscuramento totale da parte dei media e i sondaggi che spesso ci annoveravano fra gli "altri" o che ci davano allo 0,8%.  E' bello, dopo tanto tempo, godersi un buon risultato, ma è anche meglio rimanere obiettivi e tenere presente che la "nuttata" ha ancora "da passa'".  Perché, come ho scritto in un post precedente, queste elezioni non le ha vinte la sinistra, le ha perse Berlusconi. Infatti buona parte della borghesia si è schierata a "sinistra": due nomi su tutti: Piero Bassetti e Massimo Moratti.

mercoledì 13 aprile 2011

Riemergere. Ed in fretta, anche!

Dopo la disfatta dell’arcobaleno buttai giù di getto una mia riflessione che poi divenne l’editoriale di un numero di Essere Comuinisti”. Chi è interessato può leggerlo qui.Evidentemenete sopravvalutavo la nostra capacità di reazione a quella disfatta, non consideravo la possibilità di una scissione come colpo di coda di quel bertinottismo che per quasi 15 anni aveva lavorato nelle teste dei comunisti. Non siamo stati in grado di raccogliere le forze, di riorganizzarci e di prepararci alla “lunga traversata del deserto”. Non abbiamo avuto le forze necessarie per un lavoro nel sindacato, non siamo riusciti a fare dei nostri eletti locali quelle persone che avrebbero potuto darci un minimo di visibilità, probabilmente anche per i limiti soggettivi dei compagni (io per primo) che riusciamo a selezionare come amministratori pubblici.

mercoledì 16 febbraio 2011

La Santa Alleanza e il CLN "de' noantri"

L'intervista di Bersani alla Padania e quella di Vendola al Corriere della Sera rilanciano con forza il tema del "CLN per cacciare Berlusconi". Il segretario del PD porge un ramoscello d'ulivo alla Lega, riconoscendo a questa forza politica di non essere razzista e proponendole di "fare il federalismo con il PD"; il presidente della Puglia, alla domanda se per cacciare Berlusconi sarebbe disposto ad aprire a Fini risponde "Mettiamoci tutti insieme per dare vita ad un'alleanza che si prefigge di andare al governo per fare tre cose: la riforma elettorale, la legge sul conflitto d'interesse, la riforma del sistema radiotelevisivo e d'informazione. Esauriti questi compiti si torna alle elezioni". Voglio sorvolare sulla qualificazione della Lega Nord come "partito non razzista" (ricordo i cori antinapoletani di Matteo Salvini, o l'invito ad eliminare i bambini DEI zingari fatto dal sindaco di fatto di Treviso Giancarlo Gentilini), non è questo di cui voglio parlare (anche se da parlare ci sarebbe, e molto). Quello che mi interessa rilevare è questa doppia offensiva da sinistra verso destra per la costruzione di un unico ampio fronte antiberlusconiano. Tutti insieme appassionatamente, dunque, in una riedizione quindi del Comitato di Liberazione Nazionale, che difatti univa Badoglio, De Gasperi, Togliatti, Parri, Nenni eccetera. Per cacciare il tiranno, fare quelle "due o tre riformette necessarie" (ammesso che il federalismo sia classificabile come "riformetta") e poi ognuno per la sua strada. Proposta che può avere una sua razionalità e visto che ha funzionato una volta... perché non riprovarci?

mercoledì 22 dicembre 2010

Quando il Parlamento vede più lontano dei cittadini

Due rapporti interessanti sono stati pubblicati da Istat e Bankitalia. Il primo è relativo alla disoccupazione, che tocca i massimi dal 2004 ad oggi, arrivando all'8,7%. Si tratta come è normale, di una media, le cifre infatti variano notevolmente quando si vanno ad indagare alcuni gruppi sociali particolari. Si scopre infatti che la disoccupazione giovanile sfiora il 25% e che quella relativa alle donne al sud arriva al 36%. E soprattutto si scopre che il 20% circa dei giovani sono assimilabili alla categoria dei NEET, acronimo inglese che indica coloro che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in percorsi di formazione. In pratica coloro che, magari scoraggiati dal fatto che comunque lavoro non si trova, smettono anche di cercarlo, un lavoro.
Dati che non tengono conto, è chiaro ma giova ripeterlo, di tutti i "disoccupati di fatto": coloro che in questi mesi hanno usufruito della cassa integrazione straordinaria per chiusura dell'azienda. Lavoratori che risultano ancora occupati ma che sono, appunto "disoccupati di fatto", perché il loro destino occupazionale è, purtroppo, segnato. Quindi un dato "drogato", inferiore a quello reale.
Il secondo rapporto è quello di Bankitalia, che informa che il 10% delle famiglie italiane detiene il 45% della ricchezza nazionale. Dato che non mi stupisce, anzi, mi piacerebbe sapere quale percentuale di ricchezza è detenuta dall'1% più ricco del Paese. Un dato quindi che certifica le grandi disuguaglianze sociali ed economiche presenti nel Paese. Ovviamente non si parli di patrimoniale, perché altrimenti si spaventano i mercati, che come è noto sono particolarmente paurosi, tranne quando si mandano a casa centinaia di lavoratori per volta o quando si aggrediscono fortemente i loro diritti (dei lavoratori, intendo).

martedì 23 novembre 2010

Ora al Lavoro!

Ero e resto critico sulle modalità con cui si è svolto il congresso della Federazione della Sinistra: non ultima questione quella del cambio del simbolo, cosa della quale mi pare nessuno aveva parlato. Ritengo anche la FDS debba chiarire alcune questioni e lo debba fare in fretta: siamo alternativi al centrosinistra pur proponendo un patto “democratico” o vogliamo le liste comuni con Vendola, quindi siamo NEL centrosinistra?
Oppure, cosa significa e cosa comporta il "Patto di legislatura con il PD" invocato dal neo-coordinatore Oliviero Diliberto? Sono tutte questioni che non si possono eludere, almeno non per molto tempo.
  Perché prima o poi i nodi vengono al pettine, come dovremmo ben sapere: è dal 1995, quando si dovette decidere se sostenere o no il governo Dini dopo la crisi del primo governo Berlusconi (se "baciare il rospo" o no, come titolò "il manifesto") che i nodi vengono al pettine per noi. Possiamo consolarci - magra consolazione - con il fatto che questa legge vale e varrà anche per gli altri (quindi anche per Vendola, Di Pietro eccetera).

martedì 16 novembre 2010

La Federazione della Sinistra e tre nodi da sciogliere



Sono in corso le assise congressuali locali del congresso costituente della Fedearzione della Sinistra. Un po' in ritardo, sarebbe stato meglio avanzare la nostra proposta prima che venisse oscurata dalla luce dell'astro di Vendola, ma tant'è, sorvoliamo sui motivi che possono aver ritardato di quasi un anno e mezzo la nascita di questo soggetto politico dalla sua prima apparizione alle elezioni europee del 2009.
Certo è che la Federazione, se vuole avere un futuro ha da sciogliere, secondo me, almeno tre nodi.
Il primo è il nodo della democrazia interna, del valore che avranno gli iscritti, i militanti, le istanze di base nella Federazione. La mia sensazione nel partecipare al congresso di Pistoia è stata di una certa "inutilità". Abbiamo fatto un congresso dove i congressi locali non eleggevano né delegati né organismi, perché tutto viene fatto con alchimie di quote fra i soggetti politici che compongono la Federazione. Fa sempre piacere passare un po' di tempo con i compagni a discutere di politica, ma il fatto di non poter dire la mia sui delegati, di non poter discutere di organismi, di far trapelare di quella giornata di discussione anche intensa e appassionata solo un modulino con scritto quanti sono intervenuti, quante donne, quanti invitati, quanti voti ha preso il documento e poco altro mi ha fatto sentire quel congresso poco utile alla (ri)costruzione della sinistra di alternativa. E mi pareva che questo senso di inutilità fosse palpabile nella platea dei presenti. Mentre Vendola impazza e prende ulteriore ossigeno dalla vittoria di Pisapia cosa fa la Federazione della Sinistra per rimettersi in gioco? Impegna le sue aree, subaree eccetera nella scelta dei delegati da effettuarsi con il bilancino per rappresentare tutti. Tutti che poi è nessuno. Alcuni compagni di Pistoia, anche molto seri, non hanno partecipato al congresso per vari motivi. Chi aveva impegni familiari, chi doveva ad esempio raccoglire le olive (vero!). Sono convinto che se non ci fosse stato questo sentimento di inutilità, se il congresso della Federazione della Sinistra fosse stato percepito come una occasione davvero storica di rilanciare la sinistra di alternativa, avrebbero rimandato di un giorno la raccolta delle olive o si sarebbero organizzati diversamente i propri impegni familiari.