Ci risiamo. Un nuovo attacco all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Stavolta è la ministra Fornero che, asciugatasi le lacrime versate per i pensionati, guida la crociata contro l'obbligo di giusta causa o giustificato motivo per licenziare nelle aziende con più di 15 dipendenti (il 5% del totale delle imprese italiane, secondo i dati ISTAT). I sindacati reagiscono e la ministra si dichiara "dispiaciuta e sorpresa" (attenti a non farla piangere!) del fatto che i sindacati abbiano osato eccepire: la sua, dice " è solo una offerta di dialogo". Se questi sono i suoi dialoghi, meglio non parlare con lei.
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martedì 20 dicembre 2011
La Fornero alla crociata (contro l'art. 18)
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martedì 31 maggio 2011
Riflessioni dopo il Pisapia Day
Bene, smaltita la gioia per la vittoria di Pisapia, De Magistris e gli altri, smaltita la gioia (soprattutto) per la scoppola presa da Silvio Berlusconi e i suoi, cerchiamo di mettere in fila alcune riflessioni.
Vince il centro sinistra o perde Berlusconi?
Appena quattro giorni fa, alla vigilia dei ballottaggi che rappresentavano il "o la va o la spacca" per Berlusconi, Emma Marcegaglia afferma che Confindustria è delusa da Berlusconi, il quale "non ha in cima alla sua agenda la crescita, unica arma per difendere benessere e rilevanza politica internazionale, ma pensa ad altro". Parole pesantissime, a cui si aggiunge il concetto di "decennio perduto", in termini di "riforme", di competitività eccetera. Decennio nel quale Berlusconi ha governato per 8 anni su 10.
mercoledì 16 febbraio 2011
La Santa Alleanza e il CLN "de' noantri"
L'intervista di Bersani alla Padania e quella di Vendola al Corriere della Sera rilanciano con forza il tema del "CLN per cacciare Berlusconi". Il segretario del PD porge un ramoscello d'ulivo alla Lega, riconoscendo a questa forza politica di non essere razzista e proponendole di "fare il federalismo con il PD"; il presidente della Puglia, alla domanda se per cacciare Berlusconi sarebbe disposto ad aprire a Fini risponde "Mettiamoci tutti insieme per dare vita ad un'alleanza che si prefigge di andare al governo per fare tre cose: la riforma elettorale, la legge sul conflitto d'interesse, la riforma del sistema radiotelevisivo e d'informazione. Esauriti questi compiti si torna alle elezioni". Voglio sorvolare sulla qualificazione della Lega Nord come "partito non razzista" (ricordo i cori antinapoletani di Matteo Salvini, o l'invito ad eliminare i bambini DEI zingari fatto dal sindaco di fatto di Treviso Giancarlo Gentilini), non è questo di cui voglio parlare (anche se da parlare ci sarebbe, e molto). Quello che mi interessa rilevare è questa doppia offensiva da sinistra verso destra per la costruzione di un unico ampio fronte antiberlusconiano. Tutti insieme appassionatamente, dunque, in una riedizione quindi del Comitato di Liberazione Nazionale, che difatti univa Badoglio, De Gasperi, Togliatti, Parri, Nenni eccetera. Per cacciare il tiranno, fare quelle "due o tre riformette necessarie" (ammesso che il federalismo sia classificabile come "riformetta") e poi ognuno per la sua strada. Proposta che può avere una sua razionalità e visto che ha funzionato una volta... perché non riprovarci?
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mercoledì 22 dicembre 2010
Quando il Parlamento vede più lontano dei cittadini
Due rapporti interessanti sono stati pubblicati da Istat e Bankitalia. Il primo è relativo alla disoccupazione, che tocca i massimi dal 2004 ad oggi, arrivando all'8,7%. Si tratta come è normale, di una media, le cifre infatti variano notevolmente quando si vanno ad indagare alcuni gruppi sociali particolari. Si scopre infatti che la disoccupazione giovanile sfiora il 25% e che quella relativa alle donne al sud arriva al 36%. E soprattutto si scopre che il 20% circa dei giovani sono assimilabili alla categoria dei NEET, acronimo inglese che indica coloro che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in percorsi di formazione. In pratica coloro che, magari scoraggiati dal fatto che comunque lavoro non si trova, smettono anche di cercarlo, un lavoro.Dati che non tengono conto, è chiaro ma giova ripeterlo, di tutti i "disoccupati di fatto": coloro che in questi mesi hanno usufruito della cassa integrazione straordinaria per chiusura dell'azienda. Lavoratori che risultano ancora occupati ma che sono, appunto "disoccupati di fatto", perché il loro destino occupazionale è, purtroppo, segnato. Quindi un dato "drogato", inferiore a quello reale.
Il secondo rapporto è quello di Bankitalia, che informa che il 10% delle famiglie italiane detiene il 45% della ricchezza nazionale. Dato che non mi stupisce, anzi, mi piacerebbe sapere quale percentuale di ricchezza è detenuta dall'1% più ricco del Paese. Un dato quindi che certifica le grandi disuguaglianze sociali ed economiche presenti nel Paese. Ovviamente non si parli di patrimoniale, perché altrimenti si spaventano i mercati, che come è noto sono particolarmente paurosi, tranne quando si mandano a casa centinaia di lavoratori per volta o quando si aggrediscono fortemente i loro diritti (dei lavoratori, intendo).
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